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Investimenti e dichiarazione dei redditi: guida 2026

Dichiarazione dei redditi investimenti 2026: ETF, dividendi, plusvalenze. Regime amministrato vs dichiarativo, Quadri RM e RT, broker esteri. Guida pratica.

Indipendenza Artificiale
18 aprile 2026
11 min lettura
Investimenti e dichiarazione dei redditi: guida 2026

Aprile. Sul tavolo c'è il laptop aperto con il report fiscale di Scalable Capital da una parte e il PDF di Interactive Brokers dall'altra. Il primo è in italiano, quattro pagine, con un messaggio rassicurante: "le imposte sono state trattenute automaticamente". Il secondo è in inglese, trentadue pagine, con colonne di numeri in dollari da convertire in euro al tasso medio annuo 2025 stabilito dall'Agenzia delle Entrate.

Due broker, due esperienze completamente diverse. Identici gli investimenti — ETF azionari globali, qualche dividendo, una minusvalenza a marzo. Ma la dichiarazione dei redditi da investimenti? Niente a che vedere tra le due.

Questa guida risponde a una domanda precisa: come funziona la dichiarazione dei redditi per chi investe in Italia nel 2026? Senza gergo da commercialista, senza rimandare a circolari ministeriali. Solo la sequenza logica per capire cosa va dichiarato, cosa fa il broker al posto tuo, e dove mettere i numeri.

Dichiarazione dei redditi da investimenti: il broker fa tutto o tocca a te?

La prima domanda da porsi, prima di qualsiasi altra, è questa: il tuo broker è sostituto d'imposta?

Se la risposta è sì — cioè se utilizzi un broker italiano o con licenza italiana — il broker trattiene automaticamente il 26% su ogni plusvalenza e dividendo nel momento in cui si realizzano. A fine anno ricevi una certificazione fiscale e non inserisci nulla nella dichiarazione. Zero quadri da compilare, zero calcoli da fare.

Questo è il regime del risparmio amministrato.

I broker che operano in regime amministrato in Italia:

  • Fineco Bank — regime amministrato integrale
  • Scalable Capital — regime amministrato
  • Trade Republic — dal 30 gennaio 2025 con IBAN italiano
  • Directa — regime amministrato
  • IWBank — regime amministrato
Trade Republic e il doppio caso 2025

Trade Republic ha ottenuto il status di sostituto d'imposta italiano il 30 gennaio 2025. Con IBAN italiano o migrazione completata entro quella data, il 2025 è coperto integralmente. Chi ha operato con l'IBAN tedesco precedente nei mesi prima della migrazione deve dichiarare quel periodo in regime dichiarativo.

Se invece utilizzi un broker senza sede o licenza italiana, sei in regime dichiarativo: sei tu il responsabile del calcolo, della compilazione dei quadri e del versamento delle imposte.

Broker in regime dichiarativo più comuni in Italia:

  • Interactive Brokers (IBKR)
  • Degiro
  • eToro
  • Trading212
  • Revolut Invest

In regime dichiarativo, il broker fornisce un report fiscale annuale (tipicamente entro marzo-aprile dell'anno successivo). Quel documento è il punto di partenza per compilare la dichiarazione.

Come funziona la tassazione degli ETF in Italia

Gli ETF disponibili sul mercato italiano si dividono in due famiglie con trattamenti fiscali diversi.

ETF armonizzati (UCITS — conformi alla direttiva UE)

Sono la quasi totalità degli ETF disponibili sulle borse europee: quelli domiciliati in Irlanda o Lussemburgo, con sigla UCITS nel prospetto. Su questi si applica un'imposta sostitutiva fissa del 26% su plusvalenze e dividendi.

L'eccezione del 12,5%

Gli ETF che investono in titoli di Stato italiani, di paesi UE o di paesi nella "white list" fiscale applicano un'aliquota agevolata del 12,5% sulla quota di proventi attribuibile a quei titoli. Un ETF obbligazionario governativo europeo può avere un'aliquota effettiva mista — parte al 26%, parte al 12,5% — in proporzione al peso dei titoli di Stato nel portafoglio.

ETF non armonizzati (domiciliati fuori UE, tipicamente USA)

Chi acquistasse un ETF americano come VOO o QQQ direttamente si troverebbe con una tassazione radicalmente diversa: i proventi concorrono al reddito IRPEF complessivo, con aliquote progressive dal 23% al 43% a seconda dello scaglione di appartenenza. Una soluzione penalizzante per la quasi totalità degli investitori italiani con redditi medi o medio-alti.

Il consiglio pratico sulla scelta degli ETF

Per gli investitori italiani conviene quasi sempre scegliere ETF UCITS domiciliati in Irlanda o Lussemburgo, disponibili sulle borse europee. Offrono la stessa esposizione di un ETF americano con tassazione fissa al 26% invece di IRPEF progressiva. La guida completa agli ETF su Indipendenza Artificiale spiega come riconoscerli e sceglierli.

La trappola fiscale che quasi nessuno conosce: le minusvalenze sugli ETF

Questo è il punto più controintuitivo dell'intera fiscalità degli ETF italiani, e la fonte principale di fraintendimenti anche tra investitori con anni di esperienza.

Quando realizzi una perdita vendendo un ETF, quella perdita è classificata dal fisco italiano come reddito diverso. Quando realizzi un guadagno vendendo un ETF, quel guadagno è classificato come reddito di capitale. Sono due categorie fiscali separate che seguono regole distinte. E le due categorie non si compensano.

In pratica: se nel 2025 hai guadagnato €2.000 da un ETF MSCI World e perso €800 da un ETF settoriale, la perdita degli €800 è fiscalmente irrilevante ai fini della tassazione dei €2.000. Paghi il 26% sull'intero guadagno.

Cosa si compensa con le minusvalenze da ETF

Le minusvalenze realizzate su ETF si possono utilizzare nei 4 anni successivi per compensare i guadagni derivanti da: azioni singole, ETC (Exchange Traded Commodities come oro o petrolio), certificates, obbligazioni. La compensazione con guadagni di altri ETF o con dividendi di qualsiasi tipo rimane esclusa per legge.

Le minusvalenze vanno comunque dichiarate — nel Quadro RT del Modello Redditi PF, oppure nel Quadro T del 730/2026 (novità di quest'anno) — per registrarle come credito fiscale da portare avanti fino a quattro anni.

Con un broker in regime amministrato, tutto questo avviene automaticamente. Con un broker estero, lo gestisci tu.

Dividendi da ETF a distribuzione: come si dichiarano

Gli ETF a distribuzione pagano periodicamente i dividendi maturati dal portafoglio. Per gli ETF armonizzati, i dividendi sono redditi di capitale e vengono tassati al 26% (o 12,5% sulla quota white list).

Con un broker in regime amministrato, la ritenuta viene applicata direttamente al momento del pagamento. Con un broker estero in regime dichiarativo, i dividendi lordi vanno dichiarati nel Quadro RM (Sezione X, Rigo RM31 del Modello Redditi PF) e l'imposta sostitutiva del 26% va versata con Modello F24 (codice tributo 1242).

Un dettaglio rilevante: alcuni broker esteri applicano già una ritenuta alla fonte nel paese di domicilio dell'ETF (tipicamente Irlanda, dove l'aliquota per i UCITS è 0%). In quel caso la dichiarazione italiana include l'intero importo lordo ricevuto.

Regime dichiarativo: la mappa dei quadri da compilare

Chi utilizza IBKR, Degiro, eToro, Trading212 o broker simili deve compilare alcuni quadri specifici ogni anno. Ecco la mappa completa:

QuadroCosa ci vaQuando serve
Quadro RM (o T nel 730)Plusvalenze e dividendi da ETF armonizzatiSe hai venduto con guadagno o ricevuto dividendi
Quadro RLRedditi da ETF non armonizzati (extra UE)Se hai ETF americani o canadesi
Quadro RTMinusvalenze da ETF (redditi diversi)Vendita in perdita — registra il credito per 4 anni
Quadro RWMonitoraggio attività finanziarie estere al 31/12Qualsiasi conto titoli estero con saldo a fine anno
IVAFE (in RW)Imposta patrimoniale su attività estere0,2% annuo sul valore medio delle attività estere
La novità del 730/2026

Dal modello 730/2026 (redditi 2025), i dipendenti e pensionati con conto titoli estero possono utilizzare il 730 anche per dichiarare i redditi da investimenti, grazie all'estensione ai Quadri D, M, T e W. In precedenza era obbligatorio il Modello Redditi PF. Una semplificazione concreta che riduce il carico dichiarativo per chi ha redditi da lavoro dipendente.

Il Quadro RW: il costo dell'omissione

Il Quadro RW è obbligatorio per chiunque detenga attività finanziarie all'estero al 31 dicembre, indipendentemente dall'importo. Serve al monitoraggio fiscale e al calcolo dell'IVAFE — l'imposta patrimoniale sulle attività finanziarie estere.

IVAFE: 0,2% annuo sul valore medio delle attività finanziarie detenute presso intermediari esteri in paesi white list (praticamente tutta l'UE e molti altri).

Le sanzioni per l'omissione vanno dal 3% al 15% del valore delle attività non dichiarate. E l'incrocio dei dati è quasi automatico: lo scambio di informazioni fiscali CRS (Common Reporting Standard) fa sì che IBKR, Degiro e eToro comunichino automaticamente i saldi all'Agenzia delle Entrate italiana. L'eventuale discrepanza emerge in modo quasi sistematico.

Un obbligo che vale anche a operazioni ferme

Il Quadro RW va compilato anche senza plusvalenze o dividendi realizzati durante l'anno. È sufficiente avere un conto titoli estero con saldo al 31 dicembre per avere l'obbligo di monitoraggio.

Le scadenze 2026 per gli investitori

ScadenzaCosa riguardaChi coinvolge
31 maggio 2026Invio Modello 730/2026 online o tramite CAFDipendenti e pensionati
30 giugno 2026730 tramite sostituto d'imposta (datore di lavoro)Chi consegna il 730 in busta paga
30 giugno 2026Saldo IRPEF 2025 e primo acconto 2026Regime dichiarativo con debito d'imposta
30 novembre 2026Modello Redditi PF — presentazione telematicaPartite IVA, liberi professionisti, regime dichiarativo

I broker esteri rilasciano i report fiscali tipicamente entro marzo-aprile. Con IBKR il report si scarica dall'area clienti nella sezione "Rapporti fiscali". Con Degiro, nella sezione "Moduli fiscali". Con eToro, nella sezione "Estratti conto".

Domande frequenti sulla dichiarazione dei redditi da investimenti

Con un broker italiano devo fare qualcosa in dichiarazione?

In linea generale, con un broker in regime amministrato (Fineco, Scalable, Trade Republic con IBAN italiano) i redditi da investimento rimangono fuori dalla dichiarazione. Il broker ha già trattenuto le imposte. La certificazione fiscale annuale va conservata ma non allegata da nessuna parte.

Le minusvalenze del regime amministrato si trasferiscono tra broker?

Le minusvalenze realizzate con un broker in regime amministrato rimangono all'interno di quel broker. Per consolidare minusvalenze di più intermediari in un'unica compensazione, bisogna passare al regime dichiarativo e gestire tutto nella dichiarazione annuale.

Il regime dichiarativo conviene rispetto all'amministrato?

Dipende dalla situazione. Il regime dichiarativo offre maggiore flessibilità: le minusvalenze di tutti i conti si possono consolidare, e le imposte si versano l'anno successivo alla dichiarazione (vantaggio di liquidità). Il regime amministrato offre semplicità totale: zero adempimenti. Per chi sta iniziando a investire con importi contenuti, partire da un broker italiano è quasi sempre la scelta più pratica.

Come si calcola l'IVAFE per un conto IBKR con più strumenti?

L'IVAFE allo 0,2% si calcola sul valore medio annuo del conto — somma dei saldi giornalieri divisa per 365. IBKR pubblica nella sezione "Report" il dato "Average net asset value" che costituisce la base di calcolo. In caso di dubbio, il valore al 31 dicembre è una proxy accettata nella pratica.

Il punto di partenza è sempre il report del broker

La dichiarazione dei redditi da investimenti in regime dichiarativo inizia dal report fiscale del broker. È lì che si trovano plusvalenze, minusvalenze, dividendi e saldi al 31 dicembre.

Il metodo pratico: scarica il report appena disponibile, abbina ogni riga al quadro corrispondente dalla tabella di questa guida, verifica che i totali quadrino prima di inserirli nella dichiarazione. Il software gratuito dell'Agenzia delle Entrate ("Redditi PF online") consente di compilare tutti i quadri direttamente in browser.

Chi ha un broker in regime amministrato ha ceduto qualcosa in termini di flessibilità, ma ha trasferito interamente l'onere fiscale al broker. Per chi inizia a investire e trova la parte fiscale complessa, è una semplificazione reale e legittima.

Nota legale — Esclusione di responsabilità

I contenuti di questo articolo hanno finalità esclusivamente informative ed educative e non costituiscono, in alcun modo, consulenza finanziaria, fiscale, legale o di investimento. Indipendenza Artificiale non è un soggetto abilitato alla consulenza finanziaria ai sensi del D.Lgs. 58/1998 (TUF) e non intrattiene rapporti di consulenza con i propri lettori. Le informazioni riportate si basano su fonti ritenute affidabili, ma non se ne garantisce l'accuratezza, la completezza né l'aggiornamento nel tempo. Qualsiasi decisione finanziaria o di investimento comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di effettuare scelte patrimoniali, il lettore è invitato a valutare con attenzione la propria situazione personale, il proprio profilo di rischio e l'orizzonte temporale, e a rivolgersi, ove necessario, a un consulente finanziario indipendente abilitato. Le decisioni di investimento devono essere il risultato di una valutazione autonoma, informata e ponderata.

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